Workshop Balconata sul Cervino dall’alba al tramonto

 
Chamois – Valle d’Aosta
dal 28 settembre al 1 ottobre 2017
durata 4 giorni e 3 notti
 
 
l Workshop si svolgerà nel seguente modo:
Passeggiate lungo il sentiero che porta a Cheneil, ( Balconata sul Cervino) con vista del Cervino, passando per il lago di Lod, merenda al sacco e ritorno dal colle di Fontana Fredda.
Oppure giro dei Villaggi di Chamois, Passando per la Frazione Suisse si raggiunge La Magdeleine e ritorno.
Grazie alla splendida posizione del Rif. Ermitage, che si trova isolato da inquinamento luminoso ,
la sera dopo cena, c’è la possibilità con il telescopio e la collaborazione del Gestore del Rif.di fotografare le stelle,
oppure salendo per circa 15 minuti andare al lago di Lod e fare la panoramica della via lattea.
Ci sarà anche la partecipazione di un docente di fotografia , per la post – produzione, Thierry Vuillermoz .
Nel caso di brutto tempo, visioni di immagini con relative spiegazioni Fauna e Flora della Valle D’Aosta a cura di Celestino Vuillermoz.

NOTA: Il Programma potrà essere variato in ogni momento causa brutto tempo.

La partecipazione può essere per l’intero periodo o per una singola giornata.

La quota di partecipazione è di 300 euro a persona che comprende
3 mezze pensioni al Rif. Ermitage e l’assistenza fotografica per tutta la durata del corso.

Non comprende la salita e discesa con la funivia, eventuali seggiovie e i pasti di mezzogiorno.

A CHI è RIVOLTO IL VIAGGIO:
Il viaggio è rivolto a tutti i fotografi, aspiranti tali, appassionati naturalisti con qualunque tipo di macchina fotografica (analogica, digitale, Canon, Nikon, Sony, etc…) chi desiderasse effettuare foto notturne si richiede di portare il cavalletto.


Iscriviti

 

Chamois
Siamo in mezzo alle montagne ma pare di mollare gli ormeggi e veleggiare verso un’isola. L’abbandono della terraferma inizia non appena la funivia lascia il fondovalle e punta verso Chamois. Sospeso nel vuoto per pochi minuti, lo sguardo di chi è a bordo spazia alla ricerca di punti di riferimento. La mole magnetica del Cervino sembra a portata di mano, ma è solo un attimo. La parete rocciosa si avvicina; s’intravedono il sentiero che segna la vegetazione con uno zigzag, il torrente che scende precipitoso, i cespugli di rosa canina. Lo sguardo si sposta verso l’alto e con un salto che fa sussultare, ci si ritrova nel pianoro abitato, invisibile dal fondovalle. Abbiamo raggiunto l’unico paese in Valle d’Aosta dove non arrivano le automobili. Chamois è innanzitutto questo e i suoi abitanti, un centinaio di residenti, lo sanno bene e resistono alle tentazioni di portare quassù la strada asfaltata con tutte le comodità ma anche tutti i problemi conseguenti: parcheggio, gas di scarico, clacson. Non averli fa la differenza tra Chamois e gli altri paesi di montagna.
Raggiunto il pianoro, a circa 1840 metri di altitudine, si provano due immediate sensazioni: subito un senso di spaesamento dato dall’assenza di rumori, poi una calma diffusa in tutto il corpo invita a rallentare per godere dei prati in cui si trovano i nuclei abitati. Ma la sorpresa maggiore è quando si scopre che Chamois in realtà non esiste. Chamois, infatti, è il nome dato a tutta la località che comprende cinque frazioni, dette anche hameau. Ad ogni hameau, un nome (Corgnolaz, La Ville, Suisse, Crepin, Cailla) e molte particolarità. Ma andiamo con ordine.
Dove ci porta la funivia? Nella frazione di Corgnolaz, da tutti definita il capoluogo. Qui si trovano i principali servizi della comunità e quelli offerti ai turisti: la chiesa patronale; il bazar dove si possono acquistare giornali, abbigliamento, alimentari e casalinghi; la sede del Municipio, la biblioteca collegata alle altre valdostane; il ristorante Edelweiss e poco distante l’hotel Cly, il bar Chamois e quello dove d’inverno affittare l’attrezzatura per sciare; l’ufficio informazioni situato alla partenza della seggiovia. Proprio con questa, andando al Lago Lod, avrete una panoramica completa di tutta Chamois: La Ville e Suisse sono le frazioni a “cavallo” del torrente verso la valle, Crepin e Cailla si trovano a monte del capoluogo, sul fianco della montagna.
Prima d’incamminarsi alla scoperta delle borgate, vale la pena sostare nel piazzale di Corgnolaz e con calma guardarsi intorno. Merita infatti una visita la chiesa, costruita nel 1681 su una cappella preesistente, dedicata a San Pantaleone festeggiato l’ultima domenica di luglio anche con un’asta di oggetti e prodotti tipici; all’interno della chiesa si trovano l’altare e il coro, di legno intagliato e dipinto. Per entrare nel cuore della borgata e conoscere la sua antica architettura, bisogna imboccare la stradina proprio dietro il bar Chamois o quella che costeggia il Municipio. Qui si trovano molte delle abitazioni tipiche: i grenier (fienili) e i rascard, col piano terreno in muratura e quello superiore costruito con grossi tronchi di larice, dove in passato venivano conservate anche le provviste alimentari; i tetti sono quasi tutti di “lose” grigie adatte a far scivolare la neve; tra il pianterreno e il rascard si trovano i cosiddetti “funghi”, grosse pietre tonde per tenere lontani i roditori. Molte delle vecchie case sono state ristrutturate rispettando questi vecchi canoni; solo alcune abitazioni risentono della scarsa attenzione al rispetto dell’organizzazione storica del paesaggio, propria degli anni del primo “lancio” turistico. Sono case un po’ anonime che sorgono accanto a splendidi rascard, antichi o ristrutturati.
Per valorizzare le particolarità di questo luogo, che attrae cittadini desiderosi di staccarsi dalla vita metropolitana, si è registrato, in modo particolare nel corso degli ultimi anni, un forte impegno da parte dell’Amministrazione comunale. In questo contesto si inserisce anche la nascita dell’associazione “Gli amici di Chamois”, che da alcuni anni agisce sul territorio mediante l’organizzazione di mostre, concorsi fotografici e iniziative culturali volte al rispetto e alla valorizzazione della vita di montagna.
Ma quanto è antica Chamois? L’origine si perde nella notte dei tempi. Non è chiaro se i primi abitanti scesero dal Colle del Teodulo, e per questo sarebbero al pari dei Walser discendenti dai Vallesi, oppure salirono dal fondovalle trovando in questo pianoro, proprio sopra un costone roccioso, quello che cercavano per vivere: sole, prati, acqua. I primi documenti storici portano la data del 1691 quando la contessa Challant, in fuga dalle truppe francesi, cercò rifugio proprio a Chamois per sé e i suoi undici figli. Chamois si presentava già come un vero villaggio, con rascard e case di pietra, mucche al pascolo, campi coltivati a segale e orzo. Questa descrizione vale fino a cinquant’anni fa, quando le frazioni erano ancora popolate e in ognuna funzionavano la cappella per le cerimonie religiose, il forno collettivo dove tutta la comunità cuoceva il pane di cereali solo poche volte all’anno per risparmiare la legna, una scuola in ogni borgata con maestra e bambini. Molti degli attuali abitanti di Chamois hanno svariati racconti da fare a questo proposito. Conversando con Emilio di Suisse, l’unico artigiano di gerle, o con le “gemelle” di Corgnolaz, contadine esperte in piante medicinali, saprete anche dell’emigrazione in Francia e in America e dello spopolamento dovuto alla guerra. Una realtà che ha segnato tutte le famiglie, cinque cognomi al massimo per un intero paese, come si può dedurre dalle lapidi poste nel piccolo cimitero sempre fiorito.
A chi è tenacemente rimasto a Chamois spetta il compito di coniugare il fascino della montagna con le attività di un turismo che preservi questo splendido isolamento.

Torna alla pagina dei Corsi